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Il Bruco Geometra (1998)


Parole chiave: parassiti; Operophtera; Nyssia; bruco geometra.


Mi alzo questa mattina e trovo che le foglie della Saintpaulia ionantha (La Violetta africana o Violetta del Capo. Mica che sia la mia pianta preferita, ma me la regalò Jolanda Rimondini quando la invitai a pranzo per il suo 87 compleanno e ci sono affezionato) sono state masticate in maniera disgustosa da qualche alieno. Anche ciò che resta delle primule della Giovanediva, reduci da una gloriosa stagione di fioritura, ha subito lo stesso assalto. Nel primo istante avevo pensato subito al terribile Oziorrinco, poi mi sono messo a cercare con cura e, seguendo le tracce degli escrementi, alla lunga e faticosamente li ho trovati. Si chiamano volgarmente "bruchi geometri". E sono dei famelici divoratori di foglioline giovanette. Ne avevo già schiacciati altri tre ancora piccolissimi, nei giorni scorsi, che avevano fatto fuori il 30% del fogliame della mia menta selvatica (da anni l'aroma preferito per i miei aperitivi) e del basilico, e anche una buona parte del piccolo Ficus benjamina che sto educando intrecciandone ramo a ramo.
Li riconoscete subito, da come camminano. Contrariamente a tutti gli altri bruchi, nei tre centimetri del loro corpo, verde grasso glabro gelatinoso, hanno solo un paio di zampette vicine alla testa, ed un altro unico paio vicino alla coda. Così per muoversi sono costretti ad avvicinare il primo paio all'ultimo (inarcano la schiena assumendo una caratteristica forma ad omega) quindi a ridistendersi in avanti e così via. Nel loro percorso sembra che misurino a spanne il terreno: perciò si chiamano bruchi geometri. E c'è da augurarsi che continuino a muoversi, perchè appena si fermano, con le loro forti mandibole producono danni incalcolabili a qualsiasi pianta.
Sono le larve di una farfalla notturna: Operophtera brumosa. O forse di un'altra cuginetta, che si chiama Nyssia florentina. Non ne sono sicuro; il fatto è che comunque mangiano, e mangiano tutto quanto di verde capita sotto le loro mandibole. Quelli di stamattina mi hanno fatto perdere almeno un quarto d'ora, mimetizzati come erano sotto due foglie della primula; ed anche quando li ho messi allo scoperto, pur sapendo che erano lì per via delle cacche che avevano lasciato, verdi su verde non riuscivo a vederli! Dunque, se per caso a qualcuno capita di trovare le foglioline più teneramente deliziose delle sue piante da balcone traforate come un merletto, ora sa chi può essere il colpevole. E sappia anche che si deve mettere subito alla caccia dei criminali, e schiacciarli senza pietà.
Prima ancora di chiedersi se appartengano al genere Operophthera o al genere Nyssia. Che questo è, ora, il dubbio che mi tormenta...



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